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Giovanni Greco, il pittore delle idee e dei pensieri visibili Giovanni Greco è nato a Catania, dove vive e lavora. Dopo gli incompiuti studi di Biologia e approfondimenti degli studi artistici si iscrive alla Scuola di Nudo di Catania e inizia la sua attività spinto da una forte passione per l'arte, in particolare per quella del '500 e del '600, che lo porta ad indagare la tecnica della pittura tramite un'analisi delle opere di Caravaggio, Poussin e soprattutto dei fiamminghi come van Eyck e Brueghel; nello stesso tempo si occupa dell'arte ellenica, ritenendo che in essa la perfezione estetica oltre che tecnica possano colmare la curiosità che lo posta ad intersecare la pittura contemporanea per ampliare le sue conoscenze e trovare la sua dimesione interiore.La sua attività pittorica parte contemporaneamente dall'esempio magrittiano come pensiero di rottura del quotidiano per svincolarsi da esso e successivamente dechirichiano come il modo per potersi introdurre in una personale dimensione spazio-temporale ove era possibile la risoluzione di due strati, in apparenza contradittori, il sogno e la realtà oggettiva, in una sorta di realtà assoluta. L'artista si crea un suo mondo, quello dell'"èndonèxò", termine da lui coniato (èndon-èxò) dove lo sguardo è chiaramente indirizzato verso sè stesso e dentro le cose ma nel contempo fa avvertire il suo desiderio di far sentire la sua pittura più vicina al vissuto dell'osservatore, facendo risalire dalle profondità dell'animo e per sostituirsi, con forze nuove oscure, agli spazi chiari e semplici della ragione. Nulla di più difficile da delineare e da descrivere del concetto di "fantastico" che comincia a manifestarsi nello stupore e nel fatto che "tutto può trasformarsi in tutto". Basta dubitare dell'identità di qualcosa e "lui" entra in scena, come in un gioco di prestigio: i personaggi in scatola del tedesco Schon, le donne-cassetti di Dalì, i misteri di Magritte, sono le fantasticherie di artisti puri come bambini. Giovanni Greco è uno di loro, anche lui ama le chimere di James Ensor, il silenzio notturno delle acropoli sotto il chiaro di luna attraversate dalle donne nude di Delvaux, delle foreste di birilli di Magritte, delle piazze metafisiche di De Chirico. Così sono le opere di Giovanni Greco, come se un folletto (o il diavolo) durante la lunga notte che seguì i sette giorni della Genesi, avesse utilizzato la Domenica di Dio,per creare il disordine tra le cose che il Creatore aveva costruito, per ricostruirle tutte in altro modo. Virtuoso di invenzioni, il pittore surrealista Greco, principe della menzogna, mente a più non posso ,costruendo le sue immagini con qualche brandello di vero. Si tratta di una sfida infernale fra il vero e il falso, tanto per confondere le idee di cosa è veramente reale e di ciò che è irreale, come una paura freudiana che è sempre inseparabile dal fantastico ed è proprio su di essa (paura) che si fonda la comune distinzione tra il fantastico e il meraviglioso. L'illusionista Giovanni Greco ci dà con le sue opere un mirabile esempio delle possibilità di un artista surreale: "Visioni primordiali": rappresenta una porta aperta sulla cui soglia veglia un leone e nella notte vola un falco (forza ed espressività sono le visioni dell'artista). "La verità silente": Nella notte illuminata da una pallida luna emergono i libri del sapere, tenutari di una verità silenziosa che va scoperta "Interno anacronistico": Un corridoio piastrellato, In primo piano una clessidra che misura il tempo che passa e un bianco cavallo alato (l'Ippogrifo?") rappresentano l'anacronismo per antonomasia. Giovanni Greco ha trovato una collocazione originale nel panorama dell'arte che gli permette di vedere il mondo diversamente da come, probabilmente, gli volevano imporre e cerca di fare cose, da buon surrealista, diverse da tutto ciò che si vede in pittura, trovando il piacere della libertà di dipingere ,immagini meno conformistiche possibili, sapendo benissimo che la pittura può disporre a suo piacimento delle apparenze e imporre loro una logica in contraddizione con le comuni leggi della percezione, con la facoltà di non essere fedeli alla realtà. L'unione o l'unificazione sistematica dei contrasti, cioè di associazioni significative, di pensieri, alla libertà inerente all'atto del dipingere, costituiscono la congiunzione delle due linee di forza che è necessario avere bene presenti se si vuole penetrare, con Giovanni Greco,nel mondo delle meraviglie. Ciò che è peculiare in questo artista rispetto alla libertà di dipengere riguarda la maniera misurata, ponderata, che lo caratterizzano anche dal punto di vista tecnico. Greco è prima di tutto un pittore di idee e di pensieri visibili: gli oggetti che dipinge sono tutti riconoscibili, ma nel momento in cui vengono dipinti tutto cambia e inizia a vacillare, perchè lui li presenta secondo una logica poetica, secondo un ordine capace di farli apparire in una luce inedita, dotati di una forza del tutto nuova, facendo un uso rivoluzionario e destabilizzante della libertà di manovra propria dell'arte delle apparenze. Greco è senza dubbio un pittore figurativo ma è anche un attentato alla rappresentazione. Le figure perdono in identità quello che guadagnano in mistero. Con lui il mistero e il metafisico penetrano nel quotidiano a far vedere il rovescio delle cose, il loro significato più arcano, più vasto, più affascinante della loro apparenza, del loro aspetto evidente ed è proprio questo contrario, questa "notte delle cose", che Greco cattura sottilmente e, contro ogni logica, riesce a far vedere e comprendere. Anche i titoli delle sue opere non sono quasi mai descrittivi ed identificatori, al contrario sono un depistamento ulteriore destinato a produrre al visitatore uno shock analogo a quello che si è prodotto nell'immagine del quadro. I "Pensieri Visibili" di Giovanni Greco si richiudono nel loro segreto non appena crediamo di averne colto il signiicato. Sono immagini fortemente poetiche. L'arte di questo poeta del pennello mette a disposizione dell'osservatore e a portata del suo occhio i movimenti e le combinazioni che operano al di fuori della vista, nella profondità del corpo e dell'anima. Eraldo Di Vita |
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